Giuseppe non c’è più. Riposa in pace, guerriero

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La vita di Giuseppe Scaglione è stata una battaglia continua. Per questo pugnace acrese trapiantato a Bari sembra che ogni cosa dovesse essere strappata con i denti. C’ha provato anche stavolta Giuseppe, ma, dopo una settimana, il suo cuore si è arreso.

Un ictus fulminante l’aveva colpito la scorsa settimana mentre era ad Acri. A Montagnola per la precisione, sua contrada d’origine. La morte, avvenuta ieri sera all’ospedale civile dell’Annunziata di Cosenza, purtroppo, per la gravità delle sue condizioni, non può definirsi un fulmine a ciel sereno. Almeno per chi ne era al corrente, ma chi non lo sapeva stenta ancora a crederci. Le esequie verranno celebrate domani pomeriggio, alle ore 15:30, in Basilica.

Giuseppe aveva quarant’anni, e lascia moglie e due figli. Sebbene mantenesse vivi i contatti con Acri, la sua vita, ormai da tempo, era a Bari. Qui aveva frequentato l’università, si era laureato e aveva eletto il capoluogo pugliese a sua stabile dimora.

Fa parte di una delle ultime portentose ondate di giovani che dal centro presilano si spostavano a Bari per conseguire la laurea. Fino a inizio secolo erano davvero tanti e moti hanno deciso di rimanere.

La notizia della sua morte in Puglia ha avuto un’eco straordinaria, così come lo era la sua popolarità per effetto di un riconosciuto attivismo in campo sindacale, ma anche politico.

Memorabili le sue battaglie contro ogni forma di degrado, con una straordinaria capacità di mobilitazione. Se n’è andato non senza un ultimo atto di generosità: la donazione di organi che permetteranno ad altri di continuare a vivere. Ciao Giuseppe.


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