Mab, sindaco tocca a lei

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Ho seguito con molta attenzione il dibattito che si è sviluppato sul Mab e sull’eventuale adesione del Comune di Acri alla fondazione in compartecipazione.
Alla fine non ho resistito e ho voluto aggiungere anche la mia voce al coro. Forse l’ho fatto per l’incoercibile impulso del giornalista che non si vuole unicamente limitare a fotografare la realtà, ma che cerca di darne una sua lettura. Diffidate da chi dice di essere oggettivo: spesso è un aggettivo che viene gabellato per verità assoluta, ma con altrettanta frequenza è una patacca. Ho sempre visto l’ontologia come estranea al giornalismo.
La discussione si è prevalentemente svolta sul web e questo è un elemento insieme positivo e inquietante. Intanto è da salutare come elemento di crescita della comunità l’utilizzo di internet come di un insieme di postazioni dalle quali ognuno possa esprimere la sua, rimuovendo quel limite rappresentato dallo spazio di una pagina o dal terrore di un microfono acceso.
L’altra faccia della medaglia è la povertà della politica. Se si eccettua la tardiva manifestazione di oggi del Pd, nessuno ha avvertito la necessità di spiegare pubblicamente cosa significhi il Mab e quali vantaggi potrebbe portare al territorio. E non è affatto detto che se non lo fa il Comune non ci debbano essere altri soggetti protagonisti.
Questo tuttavia non significa alleggerire la posizione di maggioranza ed esecutivo. Se il Mab è diventato un argomento così dibattuto è anche grazie alle fratture interne alla prima. D’altronde l’adesione al Parco Nazionale della Sila non suscitò tutte queste passioni.
Il vicesindaco Salvatore Ferraro ha pubblicamente ammesso le resistenze di una parte della coalizione e nella sua vis polemica si è spinto a un punto tale che l’eventuale diniego non può non significare il suo abbandono.
Forse non brillerà per simpatia e nella polemica si è sovente spinto oltre il recinto del lecito, al punto da suscitare un’irrefrenabile voglia di istintiva antipatia, ma Ferraro in questi anni ha dimostrato di essere uno dei migliori collaboratori del sindaco. Ci ha messo la faccia in molte circostanze, anche quando dovevano essere altri a farlo, è stato un credibile interlocutore per il cittadino che si rivolgeva all’amministratore e se nel bilancio di questi quasi tre anni vi sono stati risultati positivi di questa amministrazione, in molti in calce c’è la sua firma. La sua esperienza è più ricca di luci che di ombre e perderlo come suo vice per il sindaco Nicola Tenuta sarebbe una resa incondizionata ai diktat delle espressioni oltranziste della sua maggioranza. Tenuta sul Mab la pensa come Ferraro, ma deve anche pensare a campare, che in questo momento significa digerire bocconi amari.
In questi anni la maggioranza è incorsa in clamorosi infortuni, denotando in più di una circostanza la presenza di apprendisti stregoni accanto a consiglieri animati da nobili propositi che sanno capire il momento in cui è meglio assumere una posizione più defilata.
Nel merito della questione, finora non ho ancora sentito un valido motivo per dire no al Mab. Che senso ha rinunciare a prescindere quando sarebbe possibile uscirsene in qualsiasi momento? Il progetto dell’Unesco sulla carta esprime delle grandi potenzialità e non si conosce bene il motivo perché si debba dire un no preventivo.
Attenzione sindaco, perché se dovesse prevalere la logica dei diktat interni, il futuro sarà lastricato di quotidiane insidie disseminate da un consigliere qualsiasi della sua risicata maggioranza che si sentirà in dovere di fare una battaglia in nome del non senso. Dia un colpo d’ala a questa stagione politica e ponga lei la questione di fiducia: o si motiva in maniera convincente il diniego al Mab oppure si vada in aula e ognuno voti secondo le proprie convinzioni, costi quel che costi. Darebbe un bell’esempio, magari sacrificando sull’altare del bene collettivo i mal di pancia di una politica che si limita a dire no a ogni possibilità di crescita solo per un capriccio personale.

Piero Cirino

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