ACRI:Pino Capalbo, sulla Chiusura degli Uffici del Giudice di Pace Occorre Protesta Unitaria

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Una nuova tegola si abbatte sul comprensorio, in termini di perdita di servizi pubblici.
Dopo la sezione staccata del Tribunale, infatti, dal prossimo 30 aprile chiuderanno anche gli uffici del Giudice di Pace. Questo nonostante il Comune si fosse reso disponibile ad accollarsi le spese di gestione.
Ieri a lanciare l’allarme è stato Pino Capalbo, capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico.
“Il 19 febbraio – scrive Capalbo in una nota -, con il decreto legislativo n.14, sono stati di fatto soppressi gli uffici periferici dei Giudici di Pace, tra i quali quello di Acri, che dal prossimo 30 aprile verrà accorpato a Cosenza. Ciò nonostante – prosegue il capogruppo consiliare del Partito Democratico – la legge delega 148 del 14 settembre 201, che concedeva ai Comuni la possibilità di mantenere i predetti uffici facendosi carico di tutte le spese di funzionamento ad eccezione di quelle relative ai magistrati onorari”.
Per Pino Capalbo, “quello che è assolutamente discutibile è la tempestività con la quale è stato adottato il decreto legislativo, a firma del ministro Cancellieri, nonostante la crisi di Governo, la nascita del Governo Renzi e la nomina del Ministro Orlando. In questo quadro, dunque, tutti gli atti deliberativi adottati dal Consiglio Comunale di Acri, a onor del vero ad unanimità delle forze politiche rappresentate, sono stati vanificati e la nostra città diventa ancora più povera. Ciò che colpisce è il silenzio della comunità e della politica a ogni livello sovraccomunale, inconsapevole dell’importanza anche sociale che in una realtà come la nostra l’ufficio del Giudice di Pace riveste, considerato che unitamente alle forze dell’ordine è in molti casi l’ultimo presidio di legalità. Ma è proprio vero: tutto cambia affinché nulla cambi.
Nei prossimi giorni – conclude Capalbo -, a mio parere, sarà necessario unitamente alle altre forze di opposizione e all’amministrazione comunale, agli avvocati e ai cittadini, insieme ai Comuni interessati, intraprendere tutte le iniziative che si riterranno opportune per far in modo che la giustizia, servizio costituzionalmente garantito, non venga per mere ragioni contabili soppresso”.

Piero Cirino
Da “Il Quotidiano della Calabria” del 06-03-2014.


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