Comedians, la malinconia della comicità secondo Salvatores

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In principio fu Trevor Griffiths, scrittore e drammaturgo Inglese di Manchester, il quale negli anni 70 scrisse e portò in scena Comedians una piece teatrale in cui alcuni esponenti della classe operaia aspirano a diventare stand-up comedians, quelli che raccontano situazioni comiche ad un microfono da soli davanti ad un pubblico. Da noi li chiamiamo cabarettisti.

Gabriele Salvatores, nell’87 aveva ripreso il testo, portandolo in scena al Teatro Elfo di Milano, avvalendosi del talento di Paolo Rossi, Claudio Bisio, Antonio Catania, Bebo Storti. Il regista Napoletano è rimasto particolarmente legato al lavoro di Griffiths perché ne ha tratto anche un film che è in programmazione al cinema dallo scorso fine settimana.

I sei personaggi, annoiati e delusi delle loro vite, che vogliono diventare comici per dare una svolta alle loro esistenze sono: un impiegato delle ferrovie, un muratore, il proprietario di un club di periferia, un giovane timido e remissivo, un agente immobiliare e suo fratello. A dar loro personificazione sono Ale e Franz, Giulio Pranno (che Salvatores aveva già voluto in Tutto il mio folle amore), Marco Bonadei, Michele Cacace e Walter Leonardi, il cui ultimo film era stato Made in Italy di Luciano Ligabue.

Tutti si iscrivono ad un corso serale tenuto da Eddie Barni, interpretato dal cabarettista Natalino Balasso, qui in una inconsueta performance “seria”, dalla quale esce benissimo. Barni insegna ai suoi allievi che il comico è colui il quale osa e va a stanare le paure e i pregiudizi del pubblico senza sfruttarli e senza lasciarli lì, cercando comunque di cambiare la situazione perché, alla fine, i migliori illuminano.

Terminato il corso, gli aspiranti comici devono affrontare la prova finale: salire su un palco e dare sfogo al loro talento di fronte al pubblico, seguendo gli insegnamenti del loro maestro. Questa prova diventa anche la grande occasione che tutti stanno cercando, perché in sala c’è anche il grande comico Bernardo Celli, un crepuscolare Christian De Sica, il quale sceglierà soltanto uno di loro, dandogli l’opportunità di un ingaggio per uno spettacolo televisivo.

Celli conosce bene Barni perché in passato i due hanno lavorato in coppia, però questi ha una visione del tutto diversa del modo di far ridere rispetto a quanto insegna Barni nel suo corso: lui pensa che la comicità debba essere più diretta ed immediata, magari anche grezza, pur di suscitare la risata. I due hanno un loro personale diverbio sull’argomento, davanti agli allievi, ricordando anche i loro trascorsi artistici.

Per questo motivo, quindi, tra i sei che si ritrovano insieme dietro le quinte prima che inizi lo spettacolo, cominciano ad insinuarsi paure e dubbi che scatenano il confronto: uscire sul palco e seguire i dettami del loro maestro? Oppure modificare la loro performance, rinnegando ciò che hanno imparato, in funzione di ciò che piace al loro esaminatore?

Ognuno farà la propria scelta con risultati catastrofici per qualcuno o gratificanti per qualcun’altro. Comedians è una sottile riflessione pervasa da una malinconia di fondo, sottolineata dal rumore incessante della pioggia, che è quella che quasi sempre accompagna la vita di un comico, ma che allo stesso tempo pone l’accento sul fatto che la comicità, alla fine, è una cosa da prendere seriamente.

Werner Altomare


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