I rifiuti, da problema a nuova risorsa. Il contributo di HortusAcri sul tema Ecodistretto.

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La proposta di un “Ecodistretto” ad Acri, sta animando il dibattito di queste settimane.

Una questione che chiama in causa chiunque abbia a cuore le sorti di questa comunità. E noi di HortusAcri, da tempo abbiamo preso ad occuparcene in forme e modi costanti.

Questo contributo è una riflessione, necessariamente lunga e articolata, che mette in campo le quanto emerge dalle diverse posizioni, a favore, contrarie, svolgendo un’analisi delle diverse possibilità, dei possibili rischi e vantaggi, analisi “fuori dal coro”, con elementi scientifici, per consentire alla comunità e agli amministratori di riflettere e decidere basandosi su dati e informazioni reali.

Una breve introduzione sulla situazione dei rifiuti in Calabria è necessaria come premessa.

Tra il rapporto Legambiente e quello di Ispra, i dati inquadrano il problema spazzatura: su base regionale, in Calabria, la raccolta differenziata è passata dal 24,34% del 2015 al 39,67% del 2017, e i Comuni Rifiuti Free (in cui ogni cittadino produce al massimo 75 kg di secco residuo all’anno) sono diventati 23, nove in più rispetto allo scorso anno. Tra le province più virtuose, continua a rimanere in testa Cosenza (49,55%, +14% rispetto al 2015, con ben 45 “Comuni Ricicloni”), seguita da Catanzaro (47,82%, +25,62% rispetto al 2015). Fanno più fatica Vibo Valentia (32,77%), Reggio Calabria (28,69%) e Crotone (22,90%).

Acri è dunque nella provincia tra le più virtuose della regione, ma questo non basta affatto, perché uno degli obiettivi di una regione come la Calabria in cui la risorsa ambientale, naturalistica e paesaggistica è elevatissima, dovrebbe essere sempre più giungere ad un processo di economia circolare e gestione ecologica dei rifiuti, con amministratori locali e aziende di settore coalizzate su obiettivi di collaborazione per abbattere il danno di gestioni problematiche, inquinanti e che si prestano alla illegalità. Discariche a cielo aperto, luoghi di raccolta indifferenziata, maleducazione dei cittadini sono ancora molto diffuse, ad Acri, come nella Calabria, e aumentano ancora di più la gravità di un problema drammatico qui da noi come per tutta la società attuale, che rischia di essere sommersa dai rifiuti. Ma soprattutto va ricordato che uno dei peggiori elementi che ritardano una politica diversa e più ecologica dei rifiuti, è quella dei localismi, tanto per la spazzatura quanto per altri servizi e attrezzature, per questo sarebbe sempre più auspicabile che il ciclo integrato dei rifiuti, a scala regionale e locale, fosse ispirato ad una maggiore collaborazione tra i territori anche con gli incentivi che sono disponibili a scala regionale, nazionale, comunitaria.

La Regione Calabria si è dotata, con lungimiranza una volta tanto, di un Piano Regionale Gestione Rifiuti; in questo piano, approvato ed operativo, sono individuati i grandi temi del problema spazzatura in Calabria e si tracciano soluzioni possibili, tra cui la drastica riduzione di rifiuti, con una campagna di sensibilizzazione del cittadino, imprese, istituzioni, attori del territorio, una campagna di educazione ambientale, e il completamento del piano regionale degli Ecodistretti, parte dei quali realizzati o da riorganizzare (Rossano, Rende, Catanzaro, Lamezia, Crotone, Sambatello, Siderno, Gioia Tauro) e altri due da realizzare, tra i quali, appunto, quello in ballo tra Acri e Castrovillari.  Il territorio regionale è stato diviso dal Piano Rifiuti in 5 Ambiti Territoriali Ottimali (A.T.O.), che devono essere dotati di tutte le necessarie strutture e infrastrutture per essere autosufficienti. Gli A.T.O. coincidono con le cinque province calabresi, secondo la seguente corrispondenza:  ATO n.1 – Provincia di Cosenza,
ATO n.2 – Provincia di Catanzaro
ATO, n.3 – Provincia di Crotone,
ATO n.4 – Provincia di Vibo Valentia, ATO n.5 – Provincia di Reggio Calabria. Acri ricade nell’ATO 1 che è uno dei più vasti e comprende Alto Tirreno, Castrovillari, Sibaritide, Cosenza-Rende, Presila Cosentina,  Appennino Paolano, un ambito esteso dunque, ad oggi servito solo dagli impianti di Rende e Rossano. Sempre nel medesimo Piano Rifiuti regionale è prevista la realizzazione di Isole ecologiche, tra cui una proprio ad Acri.  Sono strutture” tipicamente utilizzate ad integrazione e supporto della raccolta differenziata”, ovvero luogo del primo riciclo, conferimento, piattaforme ecologiche, isole ecologiche,  adibite, allo stoccaggio dei materiali conferiti dalle utenze domestiche e da quelle non domestiche autorizzate al conferimento. In Calabria sono previste 212 isole ecologiche, 83 delle quali risultano attualmente operative. Ad Acri, ha funzionato, in surroga di ciò, una triste e pericolosa “discarica controllata”, i cui danni al suolo non sono ancora del tutto stati calcolati! E oggi Acri, inoltre, risulta essere inserita, sempre nel piano regionale rifiuti, nell’elenco delle ARO, (Area Raccolta Ottimali) Cosenza – Rende, insieme a tanti altri comuni della provincia. Le ARO, con le Isole Ecologiche, servono a rendere meno diffusa e dispendiosa la differenziata e concentrare i rifiuti vari per il ritiro.

Per il caso di Acri proviamo a svolgere la riflessione con i dati fino a qui illustrati, ai quali si aggiungono le quantità prodotte, desunte da fonti ufficiali regionali: i rifiuti urbani che produciamo ammontano a circa 7500 tonnellate annue di indifferenziata, con un costo unitario (per ogni cittadino) di 228 euro (a tonnellata), mentre per i rifiuti differenziati siamo a 317 tonnellate e un costo unitario di 304 euro (a tonnellata). Cifre significative dunque, un vero fiume di denaro, che finisce nelle tasche delle aziende che effettuano i servizi, piuttosto che essere intercettato localmente e gestito da cooperative del posto, la cui formazione dovrebbe essere incentivata sia dall’ente pubblico che società private, per porre argine ai tanti potenziali e reali disoccupati che potrebbero avere un reddito significativo e fornire un grande servizio alla comunità acrese. Non sono, del resto, pochi i casi di realtà simili per condizioni e dimensioni come Acri, in cui queste cooperative svolgono bene il lavoro di raccolta e producono reddito che resta in ambito locale.

E veniamo alla proposta dell’Ecodistretto, intanto, nella parola, un inganno, perché di ecologico ha solo la relazione con i materiali (spazzatura) e gli “operatori ecologici” (spazzini), tutto il resto è un fantastico gioco della lingua. Ecologia, nel suo significato vero dal dizionario, “casa e ambiente” vuole rappresentare altro: la casa e l’uomo in equilibrio con il suo contesto, dunque la bellezza, la natura, il sole, l’aria, e tanto altro di utile ad una buona vita sulla terra. Perciò  l’Ecodistretto, è semplicemente un luogo di trattamento dei rifiuti, una sorta di discarica controllata che si traduce in una grande fabbrica che trasforma la monnezza, in sintesi uno stabilimento dedicato al più drammatico dei temi della nostra società, i rifiuti appunto. Uno stabilimento che, data la necessaria, elevata automazione occuperà, al massimo, una decina, quindicina di unità forse, e metterà in gioco altre attività occupazionali per poter “produrre” la trasformazione, ricezione, conferimento. L’investimento previsto dalla Regione Calabria per questo manufatto si aggira sui 50.000.000 di euro, una cifra enorme data la complessità delle condizioni in cui la produzione e il trattamento dovranno svolgersi.

Un trattamento che si è emancipato, ossia con le recenti tecnologie è possibile selezionare i diversi tipi di rifiuti e trarne anche dei vantaggi: biogas dall’organico, filati dalle plastiche, carta riciclata, e ancora altro. Ma tutto ciò verrà solo in parte prodotto ad Acri, perché qui da noi i camion, all’inizio forse un minimo di 15 al giorno (i dati non saranno mai reali fino a quando il processo produttivo non sarà tarato sul bacino finale) porteranno spazzatura da più parti e non solo dal nostro comune, ma dall’intero distretto che si desume ampio (ATO 1, provincia di Cosenza con due Ecodistretti, dei quali uno da costruire ad Acri o Castrovillari), e in seguito porteranno i rifiuti trattati in una prima fase in altri centri specializzati per altre possibili finiture speciali. Ad Acri, nell’Ecodistretto, si produrebbero una serie di trattamenti e parte di lavorazioni finali, di carta e cartone, plastica, carta mista, compost e biogas, legno, ferro, vetro, scarti. Solo in considerazione di questi semplici dati, occorre immaginare che le dimensioni di questa fabbrica sono imponenti: parliamo tra costruito, aree stoccaggio e logistica di circa 8.000/10.000 metri quadrati (di cui circa 5500 per gli edifici e il resto per la logistica, parcheggi, depositi, si veda il diagramma allegato) una superficie enorme che gestirà centinaia di tonnellate di spazzatura, perché se così non fosse non si ripagherebbe altrimenti il grande investimento.

Dalle esperienze di cronaca trovate in rete, la gran parte dei casi di progetti di “Ecodistretti” in Italia (denominati in forme diverse), scontano una forte opposizione delle comunità locali, dovuta al timore, a volte infondato, a volte fondato, di possibili inquinamenti di aria e suolo. Non è secondaria tale preoccupazione, perché un qualsiasi intoppo, ovviamente non frequente, ma non impossibile, senza dubbio può provocare disagi e problemi di questo tipo, inoltre, è chiaro: nessuno vuole spazzatura oltre quella prodotta in casa propria e della quale ci si tende a liberare prima possibile!

Però a questo punto, a noi di HortusAcri, interessa fare altre domande e interrogarci su alcune questioni: Acri nei prossimi anni vuole ospitare turisti, vuole dedicarsi alla cultura, alle arti, vuole far rifiorire l’agricoltura, vuole valorizzare il proprio paesaggio, esaltare le qualità della propria tradizione culinaria? Oppure vuole ospitare attività produttive come l’Ecodistretto e altre simili attività, che saranno parte inevitabile dell’indotto di questa fabbrica?

E’ una questione di scelte e di visioni per questa comunità nei prossimi anni: l’Ecodistretto di per se, come già detto, è una grande fabbrica, quindi accoglierlo, a prescindere da possibili rischi, vuol dire investire in un futuro di produzione semindustriale, certi però che l’industria non è mai stata una vocazione acrese, tantomeno del sud, che altra industria avrebbe dovuto incrementare: arte, cultura, archeologia, memoria, storia, agricoltura, paesaggio, cibo, bellezza!

Perciò occorre fermarsi e pensare un momento a come abbiamo già distrutto abbastanza questo stupendo paesaggio: siamo pieni di case in esubero, di fabbriche e fabbrichette sparse a macchia di leopardo sul territorio, senza servizi primari e infrastrutture di base, con scarso presente e futuro produttivo; fabbriche che hanno scelto, per la gran parte, modelli economici di sfruttamento della natura, piuttosto che di dialogo e coerenza con il luogo in cui sorgono. E per fare case e fabbriche abbiamo sbancato intere colline e mezze montagne. Vogliamo seguire in questa logica e realizzare l’ennesima area industriale-artigianale cattedrale nel deserto, sapendo che la natura prima o poi si vendica delle ferite che le sono state inferte? Forse non è opportuno.

Per fare la fabbrica dei rifiuti sarà necessario sbancare una collina, ferire una costa di montagna, tagliare alberi, spazzare via la natura e l’ecosistema che ha impiegato anni e anni per fiorire. Siamo in un territorio di montagna e non di pianura, non dimentichiamolo!

Perciò preme ricordare che i casi di distretti ecologici, ovunque, sono collocati in aree pianeggianti (nelle valli e non in montagna) e vicino ai principali snodi autostradali, come logica chiede per ogni produzione che sia efficace. Nelle realtà come il Trentino e l’Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, soprattutto sono ben inseriti nel paesaggio perché vagliati da una apposita commissione paesaggistica delle Regioni.

Lo stesso Piano regionale dei Rifiuti, stabilisce precise caratteristiche da rispettare nella scelta della costruzione dell’Ecodistretto, ne riassumiamo i punti salienti:

  •               L’area deve essere sufficiente ad escludere sia il potenziale degrado di beni culturali, sia di interferenze negative con la percezione visiva del patrimonio culturale; tener conto delle norme di tutela idrogeologica (R.D.3267/23); prevedere specifici livelli di tutela per le aree agricole, garantendo quindi una interferenza minima con i sistemi agro sistemici; 
prevedere livelli di tutela specifica per le aree del Patrimonio Agroalimentare di particolare qualità e tipicità. 
Dal punto di vista dello strumento urbanistico comunale occorre sia già individuata un’area destinata a servizi tecnologici, il che implica che siano già riconosciuti determinati requisiti di carattere territoriale cui devono ottemperare anche le tipologie di strutture in oggetto.  Inoltre un’adeguata dotazione di infrastrutture si rende fondamentale, l’accessibilità verso e per il sito è un parametro importante da considerare così come la presenza di una buona infrastrutturazione tecnologica (acquedotto, fognatura etc.). A noi sembra, con evidenza e chiarezza e come logica conseguenza, che quasi nessuna di queste necessità che il Piano Regionale Rifiuti indica, possano essere soddisfatte e pertanto far decidere una localizzazione ad Acri dell’Ecodistretto.
  •     Ma torniamo all’ultima parte di riflessioni e citiamo, in questo caso, per dover di completezza, tre episodi su tutti, a noi molto vicini e all’opposto. Acri è stato uno dei primi comuni d’Italia che ha iniziato, nel dopoguerra, a produrre energia elettrica pulita, la Centrale Enel di Mucone è ancora oggi un esempio insuperato e straordinario di come sfruttando l’acqua si può produrre tanta corrente elettrica senza inquinare, e con i laghi in Sila, valorizzare il paesaggio. Non molto distante, i cittadini di Rossano, si leccano ancora oggi le ferite di una scelta assurda degli anni ottanta: accogliere una centrale elettrica Enel, enorme, alimentata a carbone e a gas, che ha compromesso lo sviluppo turistico della costa rossanese e costituisce, ancora oggi un incombente segno negativo nel paesaggio costiero. Il pentimento della comunità rossanese è noto, nessuno oggi gradirebbe quanto ormai è costruito e non si può demolire, eppure all’epoca tutti furono abbagliati dal miraggio occupazionale, dal reddito indotto, senza pensare che oggi, quell’indotto è svanito e si è esaurito, e non può riemergere ed essere colmato da un turismo che resta umiliato da questa presenza con le sue risorse, al contrario eterne, ma compromesse! Infine, è forte, nella comunità acrese, il rimpianto dell’intubamento del Calamo: oggi, senza la follia di aver rinchiuso, per qualche piena, il torrente che lambiva il centro urbano, in un tunnel di cemento, avremo un pezzo di natura e un parco fluviale curato, un vero polmone ecologico, e invece abbiamo una quantità di automobili che vi corrono sopra, cemento e asfalto e sono così spariti gli orti, gli alberi, le piante fluviali, alterando irrimediabilmente un autentico ecosistema.

C’è infine un discorso sull’impiantistica a supporto dell’economia circolare per il ciclo dei rifiuti che se pensato bene potrebbe persino essere compatibile con Acri: dobbiamo ipotizzare un misurato, intelligente impianto (dunque non l’Ecodistretto), che dovrebbe essere realizzato con attenzione in forma di una efficiente Isola Ecologica avanzata, capace cioè sia di raccolta semplice-complessa per la comunità acrese, sia di produzioni e riconversioni ecologiche che permettano a questo territorio di imboccare la strada di un futuro diverso sul tema della spazzatura. Conoscendo il passato e il presente delle discariche calabresi, conoscendo i soggetti pubblici e privati coinvolti, se i comuni come Acri non si assumono dunque la responsabilità di individuare modalità e siti idonee per realizzare centri di raccolta, dove convogliare al massimo il 20% dello scarto di lavorazione, saremo artefici di un rischio di collasso nella raccolta della spazzatura, e alimenteremmo un mercato che è già drogato e che contribuiremmo a peggiorare. Il rischio è anche trasformare l‘ecomafia in mafia dei trasporti. Da cittadini attenti, sensibili e responsabili, è importante capire e comprendere le ragioni dei sindaci: continuando così, senza soluzioni concrete e pratiche, senza una visione di futuro per i rifiuti, non si saprà dove conferirli e ne saremo sommersi. Le polemiche devono lasciare spazio alle proposte, le chiacchiere da bar al confronto democratico e aperto, sincero e leale. Occorre che tutti ci assumiamo le responsabilità, altrimenti a pagare un prezzo alto e disgustevole saranno le comunità, il primo settembre, ad apertura della seconda Summer School, HortusAcri organizza un incontro pubblico con esperti del tema, paesaggisti, urbanisti, amministratori, al quale ci auguriamo prendano parte tanti cittadini che vogliono capire!

Collettivo HortusAcri


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