CulturaPlatea

Il momento conclusivo del Maxiprocesso portato sullo schermo da Fiorella Infascelli. Dal 20 novembre in proiezione “La Camera di Consiglio”

Condividi:

Il più grande e importante processo della storia della Repubblica Italiana, tanto da essere definito “Maxiprocesso”, durò dal febbraio 1986 al gennaio 1992 (quando venne emessa la sentenza finale della Corte di Cassazione). Tuttavia, comunemente per “maxiprocesso” si intende il solo processo di primo grado, durato fino al 16 dicembre 1987. A quanto è dato sapere, si tratta del più grande processo penale mai celebrato al mondo.

Deve questo soprannome proprio alle sue enormi proporzioni: in primo grado gli imputati erano 475 (poi scesi a 460 nel corso del processo) accusati di omicidio, traffico di stupefacenti, estorsione, associazione mafiosa e altri reati vari, con circa 200 avvocati difensori, 349 udienze, 1314 interrogatori, 635 arringhe difensive, 346 condanne, 114 assoluzioni, pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione e 19 ergastoli. 

Nella sua requisitoria il pubblico ministero Domenico Signorino disse: “Questo è un processo come tutti gli altri, per quanto smisurato. Ciò che vi chiedo non è la condanna della mafia, già scritta nella storia e nella coscienza dei cittadini, ma la condanna dei mafiosi che sono raggiunti da certi elementi di responsabilità.” Il dibattimento si tenne nell’aula-bunker, appositamente costruita all’interno dell’area del carcere dell’Ucciardone a Palermo, con sistemi di sicurezza capaci di resistere persino ad un attacco missilistico.  

Questa vicenda storica, ancora vivida nei ricordi di chi l’ha vissuta, viene portata sullo schermo, a partire da giovedì 20 novembre, nel film di Fiorella Infascelli “La Camera di Consiglio”. La regista romana aveva già toccato l’argomento nella sua precedente pellicola “Era d’estate”, nella quale i protagonisti erano i giudici Falcone e Borsellino, chiamati ad un periodo di isolamento all’Asinara per studiare le carte del maxiprocesso.

In questa nuova opera Infascelli racconta come, dopo le udienze, gli interrogatori e le arringhe difensive, gli otto membri della Corte d’assise, l’11 novembre 1987, si ritirarono in camera di consiglio. Erano il Presidente e il Vice Presidente, i giudici Alfonso Giordano e Pietro Grasso, interpretati da Sergio Rubini e Massimo Popolizio e i sei giudici popolari Francesca Agnello, Maria Nunzia Catanese, Luigi Mancuso, Lidia Mangione, Renato Mazzeo e Francesca Vitale che nel film hanno i volti di Betti Pedrazzi, Roberta Rigano, Anna Della Rosa, Stefania Blandeburgo, Rosario Lisma e Claudio Bigagli. Fu la più lunga camera di consiglio che la storia giudiziaria ricordi: 35 giorni, durante i quali 4 uomini e 4 donne vennero chiamati a isolarsi completamente dal mondo, senza alcuna possibilità di comunicare con l’esterno, dedicandosi a tempo pieno ad un compito immane, in un alloggio costruito per l’occasione nel cortile dell’Ucciardone.

La regista, che è pure sceneggiatrice insieme a Mimmo Rafele con la collaborazione del giornalista Francesco La Licata e la consulenza proprio del giudice a latere Pietro Grasso, ha dichiarato che non è un film sulla mafia, ma è un racconto di cosa succede a otto persone in una situazione così estrema; estrema come luogo, estrema per la mole di lavoro, per i vincoli a cui sono sottoposti, per l’orrore dei reati, per la quantità di sentenze cui sono chiamate a discutere. Ha provato a immaginare cosa possa essere successo in quei giorni di forzata convivenza per una ragione cosi importante. Nessun materiale di repertorio, solo la possibilità di raccontare un processo così mastodontico e al contempo affascinante, attraverso le sensazioni degli otto giurati.

di Werner Altomare


Condividi:

Lascia un commento

error: Content is protected !!