Il tempo è scaduto: è ora di bilanci reali, non di promesse
Si può amministrare per nove anni tagliando nastri e aprendo cantieri, ma se nel frattempo la città si svuota, quelle opere rimangono solo un pennacchio per chi vuole convincersi di aver governato bene.
La realtà che viviamo ogni giorno parla una lingua diversa da quella di chi ci amministra.
Il benessere e la qualità della vita di una comunità non si misurano dal numero di foto pubblicate dopo un’inaugurazione, ma dalla presenza costante di quei servizi essenziali che oggi, purtroppo, sembrano un miraggio.
A cosa serve un’opera nuova se intorno a noi le saracinesche si abbassano e le strade sono vuote? Che valore ha un’opera pubblica se per una visita medica siamo costretti ad andare altrove?
Anche le opere più grandi, se non pensate e inserite in una visione strategica, diventano scatole vuote.
Quali sono le risposte che questa amministrazione — che fortunatamente si avvia all’epilogo — ha dato ai tanti problemi che sono sotto gli occhi di tutti?
Le strade dissestate e pericolose, nonostante il ricorso al mutuo.
La scarsa illuminazione e il randagismo fuori controllo.
L’acqua che è mancata costantemente in troppe zone.
Una sanità che non garantisce il diritto alla cura.
La mancanza di spazi e opportunità per i giovani.
Se il risultato di quasi un decennio di nastri, brindisi e selfie è lo spopolamento, significa che si è scelto, molto spesso, di investire sulle strutture dimenticando le persone. I cittadini non chiedono opere — la cui utilità e bellezza è spesso discutibile — ma chiedono motivi per restare.
Si vive di trasporti, sanità, sicurezza e prospettive. Senza servizi, le opere pubbliche restano solo tristi testimonianze della fuga di chi è stato (e sarà) costretto a scappare altrove. Eppure, c’è ancora chi si accontenta e continua a vivere di soli nastri e brindisi.
Il tempo delle passerelle è finito!
Anna Vigliaturo
