Presentato alla festa del cinema di Roma il documentario “Vitti d’arte, Vitti d’amore”, per celebrare i 90 anni di Monica Vitti.

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Nell’ambito delle manifestazioni della Festa del Cinema di Roma, che ieri ha calato il sipario sulla sedicesima edizione, è stato presentato in anteprima il film documentario Vitti d’arte, Vitti d’amore: una testimonianza d’affetto, una dedica d’amore alla grande Monica Vitti per l’occasione dei suoi 90 anni che compirà il 3 Novembre prossimo. L’attrice, a causa di una malattia degenerativa, è stata costretta ad abbandonare le scene 30 anni fa, nel pieno della sua maturità artistica, con la sua ultima interpretazione nel film Scandalo Segreto, di cui è stata pure sceneggiatrice e regista e per il quale ha ricevuto il Globo d’Oro come miglior attrice e come regista esordiente. La sua ultima apparizione pubblica, risale, invece, al 2002 durante la prima di una rappresentazione teatrale.

Il documentario, co-prodotto dalla Dazzle Communication di Davide Azzolini e da Indigo Film, con il sostegno di Rai Documentari, è stato curato dal regista Fabrizio Corallo, il quale aveva già fatto operazioni del genere con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Dino Risi, Mariangela Melato e altri. Il titolo scelto è un gioco di parole creato sulla celebre aria delle Tosca di Puccini che era già stato utilizzato dalla Rai in occasione di una puntata del varietà televisivo Studio Uno del 1966 interamente dedicata alla Vitti. In quella circostanza il presentatore della trasmissione, Lelio Luttazzi, fece altri giochi di parole sul cognome dell’attrice romana: Veni, Vidi, Vitti o La dolce Vitti, che si ricordano ancora.

Il vero nome di Monica era Maria Luisa Ceciarelli, ma decise di cambiarlo perché, a suo dire, nessuno riusciva a pronunciare bene il suo cognome, scelse così metà del cognome della mamma che si chiamava Vittigli.

Nell’opera, attraverso le testimonianze di diversi artisti che l’hanno conosciuta, che l’hanno incrociata o che si sono a lei ispirata, come (tra gli altri) Carlo Verdone, Enrico Vanzina, Barbara Alberti, Michele Placido, Enrico Lucarelli, Paola Cortellesi, ci viene presentata la donna e l’artista, dal timbro vocale inconfondibile, formatasi all’Accademia d’arte drammatica, cha ha avuto esperienze in teatro (recitando anche con Eduardo) e nel doppiaggio prima di approdare al cinema. Dalla narrazione emerge la malinconia, espressa da quel suo sguardo costantemente triste che, per certi versi, manifestava la sua vulnerabilità che dall’altro lato contrastava con la verve, l’ironia, il piglio, la puntigliosa professionalità che le hanno consentito di diventare un’attrice iconica, dapprima simbolo di un certo cinema impegnato, partendo dalla tetralogia della Incomunicabilità, diretta da Michelangelo Antonioni, suo primo amore e poi donna Mattatrice della commedia italiana, in grado di tenere testa ai mostri sacri (i cosiddetti Colonnelli) Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e, aggiungiamo, Marcello Mastroianni.

Oltre che dal già citato Antonioni, è’ stata chiamata dai più grandi registi italiani: da Monicelli a De Sica, da Salce a Scola, ma anche da Roger Vadim e Luis Bunuel. Le sue capacità le sono valse 12 Globi d’Oro, 5 David di Donatello, 3 Nastri d’Argento, l’Orso d’Argento alla Berlinale e ancora il Ciak d’Oro alla carriera e il Leone d’Oro alla carriera.

Il documentario è stato realizzato anche grazie al prezioso contributo del materiale proveniente dalle Teche Rai, dall’Archivio Luce e da Mediaset, ma anche e soprattutto dai film, le fotografie e i video messi a disposizione da Roberto Russo, regista e marito di Monica, al suo fianco da quasi 40 anni, più giovane di lei di 16, il quale anche in questa circostanza ha voluto mantenere il suo consueto riserbo, non rilasciando l’intervista per il film né presenziando alla sua proiezione.

Vitti d’arte, Vitti d’amore sarà trasmesso da RaiTre Venerdì 5 Novembre, due giorni dopo il compleanno di Monica.

Werner Altomare


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