Signori si nasce, da signori si muore

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La notizia della morte di Giuseppe Oliva, per tutti Peppe, nel giorno di Natale è arrivata come una frustata sulla collettività acrese. Se n’è andato a soli 66 anni il diacono della chiesa della SS Annunziata, punto di riferimento assoluto per tutta la comunità parrocchiale.

La camera ardente nella stessa chiesa, che ha poi ospitato le esequie, che sono state celebrate nel pieno rispetto della normativa anti-Covid. Se n’è andato in punta di piedi, esattamente come ha vissuto e chi lo conosceva sa che si dava pena per le persone a cui dava pena. Non voleva essere un problema, pure quando percepiva che il suo corpo non rispondeva più come prima.

Quella di diacono per Peppe Oliva è stata una sorta di seconda vita. In passato in molti lo hanno apprezzato anche come giornalista.

Della mia generazione è stato il primo ad avere il patentino dell’ordine, che maneggiava con molta cura e rispetto.

Il tratto signorile della sua penna e il rispetto per tutti quelli che nella sua attività di corrispondente ha incontrato lo hanno reso merce rara in un contesto professionale in cui a far premio è spesso la esasperata competizione, che talora travalica nella perenne contrapposizione. E’ la stessa signorilità che gli riconosceva, lui bianconero sfegatato, anche chi tifoso juventino non era, quando si parlava di calcio.

Aveva una voce stentorea Peppe, quasi un contrappunto alla sua indole pacifica ed espansiva. Un timbro non comune, che lo rendeva riconoscibile anche in un coro.

Con lui va via un signore, in un mondo che di signori ha bisogno come il pane.

Piero Cirino


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