ACRI: MUCCA PAZZA, LA CITTA’ SI INTERROGA

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Prevedibilmente la notizia di un caso della cosiddetta sindrome della “mucca pazza” ad Acri ha innescato una serie di reazioni.
C’è innanzitutto quella di profondo dolore per l’uomo colpito dalla sindrome “Creutzfeldt – Jakob”, G.O., imprenditore edile di 49 anni, che si sta lentamente spegnendo.
L’uomo, sposato e padre di due figli, è a letto immobile nella parte inferiore del corpo e, stando a quanto dicono i familiari, peggiora a vista d’occhio.
Sono stati proprio i parenti a volere che il caso fosse di pubblico dominio, soprattutto per innescare meccanismi di controllo necessari a scongiurare altri ipotetici casi.
E qui le reazioni sono di preoccupazione. La malattia ha tempi di incubazione che possono anche essere piuttosto lunghi. E’ quindi difficile capire quando G.O. abbia consumato la carne infetta, così come non è facile individuarne la provenienza.
Il suo calvario è iniziato la scorsa estate, quando, nei giorni che precedevano il ferragosto, la sindrome si è manifestata in tutta la sua violenza, con perdita di memoria e problemi alla vista. Fino a quel momento l’uomo godeva di ottima salute.
A questi, si sono aggiunti altri sintomi, tipici della “mucca pazza”, come modifiche del comportamento, ansietà e aggressività, seguite da perdita dell’appetito e dell’equilibrio, che hanno fin da subito indirizzato i medici degli ospedali di Rogliano, Corigliano e Brindisi, presso cui G.O. è stato ricoverato, in una direzione ben precisa.
Questo nel referto medico non è scritto, ma ai familiari i dottori hanno detto che il loro congiunto ha all’incirca sei mesi di vita, essendo la malattia irreversibile.
Da allora è stato un susseguirsi di ricoveri e dimissioni, fino alla diagnosi firmata dai sanitari dell’ospedale “A. Perrino” di Brindisi: “Creutzfeldt – Jakob”.
Casi simili vanno trattati, nella prospettiva della pubblica opinione, con equilibrio e serenità di giudizio.
Se è vero che sarebbe da irresponsabili innescare meccanismi di allarme, è altresì necessario procedere ai necessari controlli sulle carni. E di questo le autorità preposte devono farsi carico fin da subito.
Quelle come la “mucca pazza” sono malattie che la lontananza dai riflettori rendono silenti e quindi ancora più insidiose, ma basta un caso per far riemergere preoccupazioni e paure.
Non è stato facile per la famiglia di G.O. denunciare la vicenda e bisogna far si che questo atteggiamento venga adeguatamente valorizzato.


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