Il “Killer” è morto! All’età di 87 anni ha lasciato questa terra Jerry Lee Lewis

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La sua voce grintosa e soprattutto quel suo personalissimo modo brusco e rapidissimo di picchiare con le dita sui tasti del pianoforte, quasi sempre in piedi, gli hanno fatto attribuire il soprannome di The Killer, “…non sarei mai capace di suonare il pianoforte come lui…” ha dichiarato Elton John. Questo nomignolo ben si adattava anche al suo travagliato stile di vita: quattro divorzi, sette mogli, due delle quali morte prematuramente, sei figli, la morte per incidente di uno di essi, l’accidentale ferimento del suo bassista con un’arma da fuoco, la dipendenza da droga e alcool, la disintossicazione.

Era nato nel 1935, in un piccolissimo paese della Louisiana povera e aveva cominciato a suonare l’organo intrufolandosi di nascosto in chiesa; i genitori riuscirono a comprargli il suo primo pianoforte, ipotecando la casa, quando aveva 14 anni. Da quella chiesa venne successivamente cacciato perché aveva suonato il brano di un salmo in una versione un po’ troppo Rock&Roll, all’epoca considerato la musica del demonio. Era affascinato dal Rythm&Blues e dal Gospel che hanno influenzato il suo modo di fare musica, composta dalla commistione con il Boogie-Woogie e anche col Country.

La svolta gli si presentò a ventuno anni, nel 1956, quando fece un’audizione a Memphis nei Sun Studios che avevano ceduto, proprio poco prima, il contratto di Elvis Presley e si erano messi alla ricerca di un nuovo performer che potesse sostituirlo. La collaborazione partì immediatamente benissimo con la pubblicazione di Whole Lotta Shakin’ Goin’ On che ebbe grande successo, seguìto qualche mese dopo da Great Balls of Fire , divenuto il brano di maggiore notorietà del suo repertorio, che consacrò il suo accesso tra i grandi insieme a Elvis, Carl Perkins, Johnny Cash, Buddy Holly, Little Richard. Nella sua carriera ha vinto due Grammy Award, il secondo dei quali alla carriera nel 2005, e l’Academy of Country Music Award; aveva, inoltre, iscritto il suo nome nella Country Hall of Fame.

Si sposò per la prima volta quando aveva quattordici anni, con una ragazza che ne aveva diciassette: disse che era troppo grande per lui. Il suo terzo matrimonio giunse che era ventiduenne e non aveva ancora ufficializzato il divorzio dalla seconda moglie; sposò illegalmente Myra Gale Brown che di anni ne aveva tredici ed era pure sua cugina.

Nel 1958 arrivava al successo il suo terzo disco: Breathless. Durante una tournee in Inghilterra, i giornalisti che seguivano il suo tour e il suo successo, scopersero il suo matrimonio con una minorenne e lo scandalo che ne scaturì, per nulla affievolito dalle dichiarazioni di Lewis, costrinse il cantante ad interrompere i concerti e a rientrare in Patria, dove le cose, però, non andarono meglio. Fu costretto a fermare la sua carriera per diversi anni, fin quando Jerry Kennedy – produttore dell’etichetta Mercury – non lo convinse a rifarsi una verginità riconvertendosi al genere Country, dove ha ritrovato il successo ed è tornato ad esibirsi fino all’inizio degli anni duemila.

Il cinema ha incrociato la vita di Jerry Lee Lewis: ha recitato in piccole parti in Jamboree di Roy Lockwood e High School Confidential di Jack Arnold, nel quale canta la canzone omonima. Nel 1989 il regista Jim McBride ha diretto Great Balls of Fire – Vampate di Fuoco un film, basato su un libro biografico scritto dall’ex moglie Myra, che racconta la vita del cantante, interpretato da Dennis Quaid; Myra ha il volto della giovane Winona Ryder. La canzone Great Balls of Fire, oltre a far parte della colonna sonore di questo film, era già stata scelta da Tony Scott per Top Gun; Warren Beatty, invece, ha voluto inserire il brano It was the Whiskye Talking, not Me nel suo film Dick Tracy del 1990. Al Festival di Cannes, nel Maggio di quest’anno, è stato, infine, presentato Trouble in Mind, film-documentario sulla vita, le canzoni, le esibizioni, le contraddizioni di Jerry Lee Lewis, firmato da Ethan Cohen.

The Killer è morto anziano e malato e (forse) anche un po’ dimenticato, una delle sue ultime dichiarazioni, che oggi potrebbe suonare come il suo epitaffio, è stata: “Voglio che mi ricordino non per le mogli, anche se ne ho avute un bel po’e certamente non per le ville o per i soldi che ho guadagnato e speso, voglio che mi ricordino semplicemente per la mia musica.”.

Werner Altomare


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